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ZANIOLO ROMA INTERVISTA – Queste le parole di Nicolò Zaniolo, trequartista della Roma, rilasciate in una lunga intervista a Sky Sport. Dall’infortunio al ginocchio, all’emergenza legata al Coronavirus, fino all’esperienza in giallorosso.

La vita di Zaniolo in quarantena a Roma

“Va molto bene, ogni giorno miglioro sempre di più. La mia vita quotidiana non è cambiata più di tanto, prima mi esercitavo al campo e ora a casa. Ogni giorno mi do degli obiettivi, fortunatamente il ginocchio sta rispondendo bene, spero di continuare così”.

L’infortunio al ginocchio e i progressi fatti

“Non nascondo che i primi due o tre giorni ho fatto fatica anche a parlare, è stata una doccia fredda. Ho capito subito che era un infortunio grave. Nei giorni successivi l’ho metabolizzata e facevo il conto per quando rientrare a campo. Devo ringraziarlo, mi ricordo ancora la sera di RomaJuventus quando mi ha detto che il ginocchio era rotto. Mi è sempre stato vicino, anche dopo l’operazione veniva due o tre volte al giorno per darmi conforto. Se tutto va bene è anche grazie a lui. Se ho rivisto l’azione dell’infortunio? Sì, non nascondo che ancora la vedo e mi vengono i brividi. Mi ricordo il rumore prima di cadere a terra, è stata una brutta sensazione che spero non capiti a nessuno”.

Possibile ritorno in campo a maggio con la Roma?

“Ora siamo al terzo mese, non conosco ancora le dinamiche. E’ meglio un giorno in più che in meno. Ora penso a lavorare e ascolto quello che dicono loro. Se ci sarà modo sarò felice di finire il campionato con la squadra. Questa esperienza mi ha insegnato molte cose. Mi dicevano che sarebbe servito per crescere ed è la verità. Ti fa mettere sul tavolo le cose importanti, sto curando le cose nei minimi particolare per tornare meglio di prima. Mi ha insegnato a stare attento ai dettagli”.

Il messaggio di Modric e la gara contro il Real Madrid

“Modric? Gli ho chiesto la maglia quando abbiamo giocato ed ho ricevuto un messaggio. E’ stato un grandissimo onore e riconoscimento da un campione come lui. Mi ricordo ancora la riunione tecnica la mattina, quando il mister mi disse di giocare. Io ho detto subito sì, ma ero incredulo. Ho tutte le azioni in testa, ricordo tutto benissimo. E’ un giorno che non dimenticherò mai”.

Sul rapporto con il CT Mancini

“Certo. Di Francesco mi ha inserito tra i grandi, mi ha fatto capire lo spogliatoio, il lavoro in settimana. Gli devo tantissimo, ma anche a Mancini che mi ha convocato subito in Nazionale senza una partita tra i professionisti. Non nascondo che non ci credevo della convocazione in Nazionale, pensavo fosse un errore di Sky. Non avevo mai fatto niente e non mi sembrava vero. A Coverciano sembravo un bambino al parco giochi. Non mi sembrava vero”.

Gli inizi di Zaniolo e l’arrivo a Roma

“Io venivo dal settore giovanile alla Fiorentina, era la mia famiglia. Avevo amici nella squadra e mi hanno scartato. Sono andato all’Entella, ma anche lì facevo fatica e non giocavo. Scartato da una parte ed in panchina dall’altra non ce la facevo. Mio papà mi ha detto di fare una settimana a mille e di vedere. Da lì è partito tutto e lo devo ringraziare. Ho finito il percorso in primavera e volevo andare a giocare con i grandi. Non mi aspettavo la chiamata della Roma, ma anche qui è stato casuale. Ero in giro con gli amici, mio papà mi ha mandato un messaggio che eravamo pronti a partire per Roma. Una società grandissima, tifosi bellissimi e non mi aspettavo mai”.

Zaniolo e la Roma

“E’ una città fantastica, in grado di amare e che vive di calcio. Ho trovato persone fantastiche, vivo benissimo ed ho anche la fidanzata. Devo tantissimo a Roma. Ad esempio, all’ospedale dopo l’infortunio c’erano tantissimi tifosi, mi hanno mandato tantissimi messaggi. C’è un ragazzo che mi scrive il conto alla rovescia al rientro. Loro fanno tantissimo per tirarmi su di morale quando è un po’ più dura”.

Totti e la maglia numero dieci

Totti è l’idolo, il simbolo di Roma. Così come De Rossi, difficilmente sono paragonabili. A me piacerebbe diventarlo, come a tutti. Io devo pensare a giocare, a divertirmi e questo è l’obiettivo. Il mio obiettivo è di rimanere più tempo possibile e gli devo tutto. Voglio restare. Io la maglia numero 10? Impossibile. La mia maglia è la 22 e tengo questa”.

L’esclusione dalla Nazionale

“Abbiamo fatto un paio di ritardi alla riunione tecnica. Ero arrivato un po’ stremato alla fine dell’anno e mi sono lasciato andare. Mi ha insegnato molto come devo comportarmi e Di Biagio ha scelto di lasciarci fuori, giustamente. Non succederà mai più perché ho capito. Decisione giustissima per dare un segnale al gruppo e la condivido pienamente”.

Sulla Roma di Fonseca

“Io ero reduce dall’Europeo e sono arrivato 4 o 5 giorni dopo gli altri. Ho avuto subito il feeling giusto e mi ha detto cosa dovevo migliorare. Ho seguito le indicazioni, è una persona fantastica ed è preparato. Dice tutto quello che sente direttamente in faccia, è il migliore per noi e per la Roma. Per me è mancato un po’ di coraggio di fare la giocata e le partite diventavano prevedibili. Ci siamo ripresi ed abbiamo giocato bene anche a Cagliari”.

Posizione ideale in campo

“Non avevo mai fatto l’esterno, ma solo la mezzala e trequartista. Esterno mi trovo bene perché posso puntare l’area e l’uomo. La mezzala mi piace molto, ci sono nato. Posso fare tutti e tre, ma ora preferisco l’esterno destro”.

La vita in quarantena

“Mi alzo un po’ più tardi, mangio subito e mi alleno. Dopo sto un po’ con la mia ragazza e mia mamma. Dopo il film la sera e la PlayStation. Sono tutte uguali. In casa sono abbastanza insopportabile, faccio arrabbiare entrambe io. Delle volte mi sento in colpa e mi scuso”.

Le iniziative di solidarietà della Roma

“Le iniziative della Roma sono fondamentali e sono orgoglioso di farne parte. Sono cose molto importanti, prima la salute e poi il calcio. Sono felice di far parte di questa società, ringraziamo i tifosi che hanno donato. Spero di farne parte ancora per tanto tempo”.

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