Napoli, De Laurentiis: “Mondiale 2022? Super ca…”. Poi sulla Super League, Spalletti e Insigne…

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LaPresse
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DE LAURENTIIS NAPOLI INTERVISTA – Queste le parole di Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, intervenuto in conferenza stampa dopo mesi di silenzio.

Napoli, le parole di Aurelio De Laurentiis in conferenza stampa

“Con Florentino Perez abbiamo fatto delle colazioni insieme a Maradona e non mi ha mai contattato. Non sono mai stato a favore della Super League. Anche io ne faccio una questione economica ma se tu fai un super torneo a 12 dove inviti le altre squadre non risolvi i problemi economici del calcio. Li risolvi se prendi coscienza che Champions ed Europa League non servono economicamente a nessuno. La Super League è una grandissima cretinata ma Florentino Perez ha avuto il merito di pensare che questi tornei non servono ai bilanci perché i nostri investimenti sono tali che non possiamo andare avanti con questi fatturati per fare un assist a chi crede di comandare il calcio invece di fare un’opera di segretariato. Sono anni che dico che non va fatto un campionato europeo per estrazione. Bisogna creare equilibrio. I cinque paesi più importanti meriterebbero un campionato europeo a sé stante. Perez sbaglia a voler fare i dodici invece bisognerebbe dare la possibilità a tutti. I primi sei di queste cinque nazioni dovrebbero giocare la nuova competizione. In questo modo tra sponsor, stadi e piattaforme porti a casa 10 miliardi e non i 3 che dice Florentino. Gli altri stati chi arriva primo fa una competizione a 25. I primi di queste due competizioni fanno la finalissima”.

Sul momento del calcio dopo il Covid

“È chiaro che sono stati momenti difficili, questi del Covid, che non ci aspettavamo. Ci ha colti impreparati. Già nello scorso campionato, dover ritardare la fine del campionato stesso e non aver spazio e tempo per programmare l’annualità che si è conclusa. Ognuno ha pensato ai propri egoismi. Io avevo detto: che senso ha fare i campionati europei con gli stadi chiusi? Senza il ritiro dovuto ed un ritiro vero oltre ad un mercato vero? Dobbiamo fare la corsa per un assist agli istituzionalisti che non investono nel calcio, ma sono nei loro ruoli solo grazie a noi e non ci tutelano, ma ci creano altri problemi”.

Un messaggio a Draghi

“Draghi deve prendere atto che ci sono più di 30 milioni di italiani che trovano nel calcio una valvola di sfogo, l’80% di loro, ovvero 24 sono uomini che lavorano per il Paese, allora perché tu ti disinteressi completamente al mondo del calcio che è una valvola di sfogo importante? Hai una grande credibilità in Europa, perché non convinci i tuoi colleghi a resettare tutte le partenze dei campionati, posticipandone l’inizio ad una data per avere più serenità vaccinale? Perché in Europa non è nata una obbligatorietà ai vaccini e sento tanta gente che non vuole vaccinarsi e non ci pensa nemmeno, e chissà quanti di voi qui la pensano così. Perché Draghi trascura il primo sport italiano? Nel calcio nessuno ha mai fatto nulla. Sono quarant’anni che c’è una legge sbagliata, si dice sempre ci deve pensare il governo, ma il governo non fa nulla. Stimo Draghi, ma il governo non s’è messo una mano sulla coscienza sul rosso del calcio, togliendo la burocrazia e lanciando innovazione, verificando come sanare i bilanci, tutti in rosso. Siamo tutti in rosso per il Covid, serve una soluzione”.

Sulla Champions sfumata

“Una volta che rompi qualcosa, i cocci si vedono sempre. Con il Covid le partite sembrano quasi giocate in un acquario, c’era una situazione irreale, le voci degli allenatori diventavano protagoniste. Io non credo che quando c’è il tifo dello stadio la voce arrivi ai vari calciatori, tant’è che appena c’è il gioco fermo l’allenatore chiama quello più vicino per comunicargli qualche cosa. Quando non hai nessuno sugli spalti tu hai la libertà di condurre il gioco dalla panchina. Rimproverarmi qualcosa? Non credo, è stato un campionato falsato per tutti. Poi si potrebbero avere cattivi pensieri se facessi dietrologia, ma io non faccio dietrologia. Nell’intervallo di Napoli-Verona sono andato negli spogliato per suonare la carica e mi sono sentito quasi rilassato dopo la rete del vantaggio. Non mi ha fatto altrettanto piacere vedere nei successivi minuti il pareggio. Arrivi alla fine di un campionato così negativo e complesso, dove anche il risultato degli altri conta, dove sei già stato bastonato durante l’anno in delle partite in cui forse meritavi di più. C’è l’episodio del Cagliari che già ci aveva creato dei patemi d’animo, quindi voglio dire che non ho nulla da recriminare. Ripeto, è stato un campionato molto falsato. Abbiamo fatto un assist agli Europei, senza sapere nemmeno se si potesse girare per l’Europa. Vorrei tanto che alcuni colleghi dicessero: ‘Aurelio hai ragione, convinciamo 7/8 squadre a non partire'”.

Sul Mondiale 2022 in Qatar

“Quella è un’altra super cazzata del secolo. Però parliamo della Fifa, quindi sempre delle istituzioni. Infantino è molto capace e preparato, ma ci sono interessi nati illo tempore grazie ai qatarini. Quello che era valido pre-Covid dovrebbe essere ridiscusso post-Covid. L’impresa privata sa mutuare e dimensionare investimenti, rischi, mercato. Il pubblico si basa solo su rapporti e strette di mano. Questo fa danni a cascata e non se ne accorgono. Non capisco nemmeno perché dare i calciatori per le competizioni continentali. Poi, se si fanno male, chi mi ridà i soldi indietro? Mi rimborsano la svalutazione di un calciatore? No, ma nessuno ne parla. Io spendo 200 milioni sul mercato e poi mi chiedono i calciatori e volevano anche fare le Olimpiadi. Però poi “De Laurentiis ha negato a Fabian Ruiz di andare a Tokyo”, ma stiamo scherzando? Con tutte queste situazioni aperte bisognerebbe ridurre i campionati a 16 squadre per avere meno partite. Ma non possiamo gestire campionati a 20 squadre e il calendario così come è. In Qatar ci sono gli stadi con l’aria condizionata, ci siamo andati a giocare, il caldo non è nemmeno una motivazione”.

Su Spalletti

“Spalletti ha sempre avuto la mia considerazione e stima. Prima che andasse alla Roma dallo Zenit mi venne a trovare in ufficio dicendomi che per un po’ di tempo non poteva muoversi. Poi presi Benitez o Mazzarri, non ricordo che anno fosse. Lo trovo un profilo giusto per il Napoli, perché sa allenare bene e anche noi giocando contro di lui abbiamo faticato. Saper gestire anche delle situazioni come quelle passate a Roma e Milano, con l’assenza della proprietà nello spogliatoio, è stato un fattore. Se l’è cavata bene. Con Insigne non ci siamo ancora visti. Dopo l’ultima di campionato è andato subito in nazionale e non volevamo sollecitare la situazione anzitempo. Dopo gli Europei ci parleremo e vedremo cosa accadrà”.

Sugli ultimi due anni del Napoli sotto le aspettative

“Il vero problema è l’aumento del nostro monte ingaggi. Ci sono club che fatturano molto più di me e che da due anni ancora non mi pagano. Lo stanno facendo in questa settimana. Io ho sempre pagato un giorno prima della scadenza, mai il giorno dopo. Non c’è un ridimensionamento, una semplice presa di coscienza che il budget va rivisto altrimenti fai fallire il Napoli. Se vuoi riportare il Napoli sul giusto binario devi tagliare le spese eccessive. Vendere un giocatore? Forse non basterà venderne uno solo. Forse bisognerà vendere quei calciatori che hanno aumentato a dismisura la loro parte salariale, quella che il Napoli non può pagare. Forse due acquisti non avrei dovuto farli, dovevo dire ‘Aurelio stai calmo, tanto c’è il Covid e il campionato non conta nulla, congelando tutto’. Da ottimista quale sono, ho investito troppi soldi e, mentre io investivo, dall’altra parte mi dicevano, hai un contratto per cinque anni, ma non lo possiamo rispettare”.

Sul possibile esonero di Gattuso a campionato in corso

“A un certo punto, viste alcune partite dove il mister non si sentiva nella forma perfetta e visto che tutti gli interlocutori televisivi erano ex colleghi che lui conosceva, ho preferito evitare che si speculasse su alcuni calciatori e sulla società. Ho preferito introdurre il silenzio stampa, visto che la mia intenzione era andare avanti fino alla fine della stagione. Convocai una riunione con il medico Lombardo, l’amministratore delegato e tutta la squadra dicendo ‘vi potrei pagare in ritardo, invece vi pago in anticipo lo stipendio di gennaio. Però vi dico l’allenatore rimane, quindi non fate storie’. Poi ho detto Rino ‘tu resta che ti devo dire alcune cose’. Io non ho mai voluto esonerare Gattuso, l’ho visto dolente con degli occhiali e non presente effettivamente in panchina in un paio di occasioni. A un certo punto mi son dovuto preoccupare, se magari la situazione poteva precipitare e diventasse necessario intervenire. Ho contattato Spalletti e gli ho chiesto se era disponibile. Benitez? Con lui mi sento ogni 4-5 mesi, è rimasta una certa sintonia”.

Un retroscena su Gattuso

“In realtà avevo già scelto di smettere con Gattuso nell’estate precedente, l’avevo preso per tamponare l’uscita di scena di Carlo Ancelotti. Anche se avesse vinto il campionato, la sua mission a Napoli si sarebbe conclusa. Con Mendes abbiamo parlato a lungo del rinnovo di Gattuso, ma non ci siamo trovati in linea. Avevamo firmato due righe, ma poi, quando queste due righe vanno a finire in mano agli estensori legali, le due righe diventano ventisette. Poi Gattuso non si è sentito bene e io ho sentito Spalletti a gennaio, anche questo mi è stato rimproverato. Poi si è ripreso molto bene, ma questa sperequazione tra gare positive e negative mi ha fatto capire che era arrivato il momento di interrompere la collaborazione”.

Sulla corruzione nel calcio

“Siamo abituati a Calciopoli, ma Calciopoli fa ridere in confronto ai libri, come quello di Cantone, dove si parla di un tale Dan, che sta a Singapore, insieme alla ‘ndrangheta, con i messicani, passando per la Russia per gestire il calcioscommesse, girando fino a Napoli. Girano 500 miliardi in nero all’anno e, con questi soldi, si possono persino far eleggere presidenti di stati importanti, figuriamoci nel calcio mondiale. E’ scritto lì, ci sono partite e arbitri citati. Allora io vi dico voi ricordate i risultati, le espulsioni. Siete indottrinati, possibile non abbiate letto questi saggi e documenti?”.

Sulla cessione della Salernitana

“È difficile dare un giudizio, schierandosi da una parte o dall’altra. Certo è che, se non posso avere una seconda squadra, nel momento in cui sto lottando per la Serie A, devo avere già le carte in ordine per una cessione. La stessa cosa che può accadere per il Bari di mio figlio, io mi sono tirato fuori, ma se va in Serie A c’è la diatriba sul grado di parentela. Che tu possa però mantenere un 10-20% di quote è tutto da vedere. Di ricorsi al Tar o in Europa non ce ne sono stati, non c’è una giurisprudenza consolidata”.

Sul taglio degli stipendi in casa Napoli e la possibilità che Insigne non accetti…

“Il taglio degli stipendi non è un taglio chirurgico. Con Mertens abbiamo già rinnovato due anni fa e ha ancora un anno di contratto. Insigne? Le due situazioni non sono paragonabili. Mertens fu utilizzato da Sarri come centravanti quando dovetti cedere Higuain alla Juve. Adesso non ha più il ruolo di Insigne. Da un confronto che avrò con Spalletti verrà fuori quello che si può fare o meno, sulla carta”.