Italia, Buffon: “Cristiano e la rovesciata? Ecco cosa gli dissi”. Poi su Antonio Conte…

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BUFFON ITALIA MANCINI CONTE – Tanti i temi trattati da Gianluigi Buffon, intervenuto durante il Festival dello Sport di Trento. Dall’ex juventino Antonio Conte, oggi allenatore dell’Inter, a Roberto Mancini e la Nazionale italiana.

Buffon e Conte: un affetto che va oltre i colori

“Gli voglio un bene dell’anima. È stato mio compagno di squadra prima, il mio capitano, il mio allenatore alla Juventus e in Nazionale. Conosco la persona e il professionista e nella vita non potrei mai muovere qualche colpa. Ha un grado di professionalità e correttezza nei confronti del gruppo e una capacità di insegnare calcio incredibili. Non dorme la notte se la sua squadra non riesce a esprimere ciò che chiede. Capisco i tifosi bianconeri che ci rimangono male, ma bisogna partire dal presupposto che uno come Antonio va stimato perché per la Juventus ha dato tutto con la massima convinzione, ottenendo risultati”.

Il merito di Mancini, le parole del portiere bianconero

“Molti traguardi li raggiungi se riesci a mantenere una certa distanza dai record personali, ma ragionando di squadra. Poi i record arrivano. Mancini ha preso una Nazionale dalle ceneri, sposando l’idea della linea verde nel modo giusto. Ha dato nuova fiducia e quindi ha grandi meriti: la settima vittoria di fila va al di là del valore dell’avversario. Se ci riesci, vuol dire che esistono qualità fuori dal comune“.

L’allenatore a cui deve di più

Ancelotti è stato l’allenatore al quale devo di più, se Scala ebbe l’idea pazza di farmi esordire, Carlo la fece anche più grossa: scalzai Bucci, amico e portiere della Nazionale, e dopo cinque o sei gare diventai il titolare di quella squadra. Un fardello sulle spalle, ma lì iniziò davvero la mia carriera. Il preparatore dei portieri, William Vecchi, disse: ‘Mi raccomando non essere ottimista, perché saresti un perdente. Sono sicuro che non ci tradirai'”.

CR7 e la famosa rovesciata del 3 aprile 2018 allo Stadium

“Dopo quella rovesciata, gli chiesi in campo quanti anni avesse e sorridendo rispose: ‘33, non male vero?’. Pensai: ‘Guarda questo figlio di…’. Se non li puoi combattere, unisciti a loro. A proposito di fenomeni, ecco perché accettai il PSG. Se non stai con i migliori, fai fatica a capire cosa vuol dire essere un campione. Poi ho scoperto un ragazzo, Cristiano, veramente a modo. Se dovesse vincere il pallone d’oro (e glielo auguro di cuore), significherebbe che la Juve avrebbe allo stesso modo vinto qualcosa di importante, sarebbe anche ora”.