Gaetano Scirea, 30 anni fa la scomparsa del campione

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GAETANO SCIREA – Babsk, Polonia. Correva l’anno 1989, l’anno del crollo del Muro. A crollare, il 3 settembre 1989, fu invece un altro Muro: Gaetano Scirea. Scirea, ai tempi allenatore in seconda di Dino Zoff alla Juventus, era in Polonia per osservare una delle prossime avversarie europee dei bianconeri: la squadra più titolata della Polonia, il Gornik Zabrze.

Il campione composto

Scirea, per chi si è avvicinato al mondo pallonaro dagli anni 90 in poi, è sempre stato un qualcosa di presente. Difensore esemplare, corretto, e adorato da tutte le tifoserie. Il motivo? La sua compostezza, punto su cui Gianni Brera ha sviluppato la descrizione del campione. A contraddistinguere Gaetano, ritenuto uno dei migliori interpreti del ruolo di libero, è anche la totale assenza di espulsioni in carriera: non ce ne voglia Javier Zanetti, altro grande esempio, ma il primato è di Scirea.

Campione del mondo nel 1982

A lui sono dedicati tanti club Juventus sparsi per tutto il mondo, ma è sbagliato considerarlo simbolo di un solo club. Mai come in questi anni una figura che ha giocato in soli due club (sì, perché Scirea prima della Juventus ha giocato con l’Atalanta) ha unito il calcio italiano. Sì perché Scirea, oltre a essere un calciatore della Juventus, è stato anche presente assiduamente in Nazionale, e nel 1982 ha alzato la Coppa sotto il cielo di Spagna. A 30 anni dalla sua scomparsa, allora, il ricordo non si scolorisce: perché è bene ricordarsi che nel calcio dove oggi regna il Var e il tocco/non tocco di mano, c’è stato anche un difensore ‘buono’ e senza cattiveria. Il suo nome, lo sappiamo, è Gaetano Scirea.

gaetano scirea
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