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MARCO GINANNESCHI ESCLUSIVA – Player Trading e Fair Play Finanziario sono due argomenti sempre più presenti nel panorama calcistico moderni. Argomenti, però, che non sono di facile comprensione e che rischiano, spesso, di generare confusione. Per questo motivo, la redazione de Il Salotto del Calcio, ha deciso di intervistare Marco Ginanneschi, dottore commercialista e revisore contabile, esperto nella revisione dei bilanci (è stato componente della Segreteria Tecnica della Gestione Commissariale Straordinaria del Comune di Roma, con assistenza alle funzioni del Bilancio, del Patrimonio e delle Partecipate di Roma Capitale) e docente universitario alla Link Campus University, (Professore di Economia Aziendale presso la Facoltà di Scienze della Difesa e della Sicurezza). Queste le parole rilasciate dal Dott. Ginanneschi.

Dott. Marco Ginanneschi, ci spieghi meglio che cos’è il Player Trading?

“I fatturati delle società calcistiche raggiungono numeri da produzione industriale con centinaia di milioni annui per i club più quotati. Questi vengono valutati secondo la quotazione del parco calciatori, la funzionalità delle strutture sportive, il logo che rappresenta la squadra della città, il bacino di potenziali tesserati, i ricavi dei diritti televisivi, delle sponsorizzazioni, del merchandising. L’ingresso sempre più potente della finanza nel mondo del calcio è una storia relativamente recente con la prima grande svolta nel 1998 quando la Lazio entrò in borsa e le società sportive da strutture associative divennero delle SpA, segnando una crescita esponenziale del valore di mercato delle squadre e degli ingaggi dei calciatori, con la conseguente centralità dell’importanza dei bilanci che devono avere tutti i requisiti della sana e corretta gestione aziendale”.

Dott. Marco Ginanneschi, pensa che parlare di bilanci delle società sia ormai diventato un argomento “da bar”?

“Ormai al “bar dello sport” non si parla solo della partita della domenica. Sempre di più il tifoso si informa sullo stato di salute finanziaria della propria squadra del cuore. Se non ha i conti in ordine, infatti, rischia la retrocessione in serie D, nel calcio non professionista, dove sono finiti nel recente passato illustri club come Napoli, Fiorentina, Parma, Bari e Palermo. La lettura di un bilancio di una società calcistica, oltre a tener conto della composizione dei ricavi già sommariamente elencati in precedenza, dovrà indicare il valore dei calciatori, dove tra le immobilizzazioni immateriali verrà iscritto il “diritto pluriennale alle prestazioni sportive” corrispondente al costo di acquisto che andrà in ammortamento, per quote costanti annuali, per tutta la durata del contratto”.

E in caso di cessione?

“In caso di cessione ovviamente la plusvalenza non sarà calcolata dalla sola differenza con il costo di acquisto, ma occorrerà considerare il valore al netto delle quote di ammortamento che hanno già partecipato al costo. Il valore della rosa dei calciatori così determinata costituisce il Player Trading che algebricamente si aggiunge all’EBITDA della gestione caratteristica”.

Il Player Trading, dunque, è un fattore importante per la gestione finanziaria di una società di calcio e, per il quale, esiste anche una teoria. Secondo uno studio condotto da Stefano Perna, professionista specializzato in football scouting, sarebbe possibile calcolare il momento in cui un calciatore raggiunge il suo massimo valore economico. Questi calcoli, dunque, permetterebbero al club di monetizzare al massimo dal proprio giocatore, vendendolo al momento giusto e senza rischiare minusvalenze con relativa perdita economica. Di variabili, ovviamente, ne esistono molteplici: da vittorie di campionati, coppe, partecipazioni a competizioni europee o mondiali. Ma, comunque, un valore prevedibile e che sono stati riassunti nel libro, appunto, “La teoria del Player Trading”.

Player Trading e Fair Play Finanziario: in che modo i due argomenti possono essere collegati? La risposta del dott. Marco Ginanneschi

“La grande differenza tra i club negli ultimi anni non è più sul valore sportivo, quanto sulla forza finanziaria necessaria a far fronte agli investimenti nel calcio mercato, nelle infrastrutture sportive, nel potenziamento del marketing. Per arginare questo fenomeno che comporta inevitabilmente l’aumento del rischio di comportamenti poco virtuosi, per politiche di bilancio sempre più spregiudicate, la FIFA nel 2009 ha introdotto il Fair Play Finanziario che vieta forme di eccessivo indebitamento, obbligando le società sportive al raggiungimento del pareggio economico e finanziario della gestione”.

Dott. Ginanneschi, questi fattori stanno portando sempre di più all’arrivo di nuove forze economiche nel nostro calcio, soprattutto dall’estero

“Gli effetti del provvedimento hanno avuto un effetto probabilmente distorsivo nel mercato. Nell’ultimo decennio sono aumentati i fallimenti delle società calcistiche. Questo per via di un oligopolio assoluto dei club dotati di notevoli risorse finanziarie, spesso posseduti da gruppi industriali o banche. Il calcio segue velocemente gli orientamenti dell’imprenditoria e il presidente “patron” della squadra di calcio, salvo le realtà locali, è ormai una figura tramontata per le limitate capacità economiche disponibili“.

Cosa consiglia agli imprenditori italiani, dunque, per evitare di “finire in fuorigioco”?

“Se gli imprenditori dello sport non vogliono “finire in fuorigioco” dovranno avere capacità di aggregazione nel “fare squadra”. Questo per non essere acquisiti dai grandi gruppi di anonimi investitori che non hanno l’anima e il cuore che il calcio richiede in ogni partita. Dal pubblico, dai giocatori, dalla dirigenza, dalla proprietà. Non svendiamo il sentimento calcistico che appartiene alla nostra tradizione. Proviamo a “giocare senza frontiere” promuovendo l’idea delle reti di imprenditori locali che hanno a cuore lo sport e la loro città”.

Ringraziamo il Dott. Marco Ginanneschi per l’intervista concessa alla nostra redazione su due temi molto dibattuti in questi ultimi anni: il Fair Play Finanziario e il Player Trading.

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