Conte, l’uomo dei sogni e della discordia che adesso vuole cambiare le cose

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CONTE INTER – Otto palloni e duecentomila lire. Al Lecce bastò questo pegno per acquistare il cartellino del giovanissimo Antonio Conte. Ma il capitolo più intenso della sua carriera si apre e si chiude a Torino con la Juventus, con cui colleziona 418 presenze e 43 gol, prima di appendere gli scarpini al chiodo nel 2004 proprio contro l’Inter a San Siro.

DAL CAMPO ALLA PANCHINA

Non ho mai pensato di essere un grande giocatore ma sapevo che sarei diventato un buon allenatore”, aveva detto di sé. Concluse le esperienze in panchina con Lecce, Arezzo, Siena ed Atalanta la grande occasionearriva nel 2011. Da Agnelli, Conte viene chiamato per ricostruire una Juventus competitiva dopo calciopoli, nella cui inchiesta era finito anche lui. Nel 2011 si accende l’entusiasmante sfida al titolo contro il Milan di Ibra: in una sola stagione il gap con la squadra campione d’Italia guidata da Allegri viene praticamente azzerato.Corsi e ricorsi storico-calcistici. Con lui in panchina, i bianconeri alzano al cielo tre scudetti in tre anni, abbattendo il record di vittorie consecutive (11) e quello europeo di punti ottenuti in campionato (102).

L’ITALIA E LA PREMIER

Nel luglio 2014, durante il ritiro con bianconeri, Conte a sorpresa assume la carica di ct della Nazionale. Con Pellè centravanti e Giaccherini fantasista ad Euro 2016, il Re Mida del calcio nostrano riesce a stupire anche i più scettici. L’impresa azzurra gli vale la chiamata del Chelsea con cui, al primo anno, raggiunge uno storico titolo. Il rapporto con i Blues si interrompe bruscamente nel 2018 e, dopo un anno sabbatico, Conte decide di tornare in Italia per una nuova avventura, questa volta all’Inter.

RIVALITA’ E NUOVE SFIDE

Se a Milano i tifosi nerazzurri scalpitano per vederlo all’opera, a Torino i bianconeri “traditi”, con una petizione, chiedono che gli venga tolta la stella allo Stadium. Ma le rivalità non lo hanno mai preoccupato, come quando, nel 2007, da salentino doc si era seduto sulla panchina del Bari. Da 8 anni non c’è lotta scudetto. Voglio cambiare le cose”, ha chiarito. Perché testa, cuore, gambe, non è solo il titolo del libro pubblicato nel 2013, ma soprattutto la filosofia di un ex campione d’Italia, d’Inghilterra e di “lancio delle bottigliette”. Lui, semplicemente Antonio, professionista con l’ossessione per la vittoria, l’unico credo in campo e nella vita. Tanto che, Vittoria, è anche il nome di sua figlia. Perché, nel dna di un vincente, perdere non è mai un’eventualità o un imprevisto. Perdere, nell’universo di Conte, per dirla alla Crozza, è un fatto “agghiacciande”.

Michela Santoboni